Splitted magazine
La giornata tipo di uno studente universitario sotto esame
di Diana Pettinato il 24/11/2016
La giornata tipo di uno studente universitario sotto esame

 

La giornata tipo di uno studente universitario comincia sicuramente con un suono: il suono fastidioso e martellante della sveglia, che ci ricorda che sta per avere inizio un’altra entusiasmante giornata di studio.

La cosa veramente odiosa è che questo momento si ripete almeno 4-5 volte nel corso di una giornata, perché l’atteggiamento tipico dello studente universitario medio è caratterizzato dalla procrastinazione: rimandare la sveglia di 5 minuti in 5 minuti come si rimanda di giorno in giorno lo studio di quel capitolo particolarmente noioso (o come si rimanda di giorno in giorno lo studio in generale).

Finalmente la sveglia ha il suo effetto e il nostro studentello riesce a mettersi in posizione verticale e a deambulare fino alla cucina, dove si svolge un altro momento topico della giornata, cioè la preparazione del caffè: senza questo magico elisir probabilmente la giornata finirebbe con un ritorno al piumone con doppio tuffo carpiato. Caffè, colazione con la merendina di turno e si fa il pieno di zuccheri con cui far macchinare il cervello durante la mattina.

Prima di sedersi di fronte alle sue sudate carte, il nostro eroe fa un rapido passaggio sotto la doccia (o si lava almeno la faccia), giusto per assicurarsi di essere svegli nel caso in cui sveglia e caffè non avessero funzionato a dovere.

A questo punto la vera giornata di studio può finalmente cominciare: ho sempre invidiato quelli per cui questo momento si verificava all’alba, perché io non sono mai riuscita a sedermi a studiare prima delle 8… Facciamo anche 8.30.

Parte così la sottolineatura sfrenata, il planning per dividere il numero di pagine per il numero di giorni a disposizione e la stesura di riassunti dettagliatissimi, alla fine dei quali il quaderno è pronto per fare l’esame ma noi non abbiamo incamerato nemmeno un concetto. Ovviamente dopo qualche ora così ci si merita almeno una pausa, ed è proprio ragionando così che si finisce per passare dal fare una pausa dallo studio al fare un po’ di studio tra le pause.

Finché non arriva la pausona vera: l’ora di pranzo, in cui, pur di prolungarla, ci si mette alla rpova con piatti gourmet dalle lunghe preparazioni. Alla fine vengono una schifezza e si ripiega sempre sulla solita e fidata pasta col tonno o su uno degli altri pasti malsani da studenti fuorisede.

E dopo il pranzo vuoi non fare una giusta pennichella per ricaricarti in vista dello studio pomeridiano? Pennichella da cui ci si riprende più o meno all’ora del tè, compromettendo così l’intero pomeriggio di studio. Ma non volendosi rassegnare all’evidenza, il bravo studente si siede comunque di fronte alla mole di libri e appunti e quantomeno comincia a sfogliarli svogliatamente, dando l’impressione a se stesso e agli altri di stare combinando qualcosa di utile. Ma tra messaggi su whatsapp, un controllino su facebook e una lettura delle notizie del giorno le ore passano e le pagine da studiare restano.

Con un po’ di fatica, vediamo che finalmente l’orologio batte le 20.00, ora che universalmente segna la fine della giornata di studio: una vita scandita dal ticchettio immaginario delle lancette dell’orologio digitale del nostro smartphone.

A questo punto non ci resta che cenare rapidamente e concederci una birretta fuori dato che siamo rimasti tutto il giorno in casa. Puntello alle 22 e chiacchiere, con l’immancabile frase “oh raga, oggi ho studiato tutto il giorno”, quando invece sappiamo bene che di studio reale ne avremo fatto si e no un’oretta scarsa.

Si torna a casa, pigiamone e via sotto le coperte a selezionare le 5 sveglie distanziate di 5 minuti per la mattina dopo.

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Autore
Catanese di nascita e di spirito, abita attualmente a Milano. Medico per vocazione, nel tempo libero si diverte a preparare dolci e a scattare foto, pubblicandole dopo su Instagram. Ha un'insana passione per le torte di mele, i cappelli, le tazze, il Natale e i viaggi. Ama leggere, andare alle mostre e guardare i film (anche se alla fine guarda sempre gli stessi). Punti fermi: la sua famiglia, i suoi amici e la voglia di sorridere sempre. Sogni nel cassetto: studiare a Parigi e aver un cane di nome Paul Anka.

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