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Le 11 frasi più ripetute dagli studenti universitari
di Diana Pettinato il 10/04/2016
Le 11 frasi più ripetute dagli studenti universitari

 

Magari non tutti se ne rendono davvero conto, ma quello dello studente universitario è un vero e proprio lavoro, e, come tale, è giusto che sia accompagnato da un lessico adeguato e da frasi tipo, con cui comunicare in modo comodo e veloce con altri studenti universitari senza che ci siano fraintendimenti.
Ad esempio, è fondamentale sapere che la frase “sto studiando” non sempre identifica una situazione in cui c’è un Giacomo Leopardi dei tempi moderni chino sui libri alla luce di una candela, ma più spesso rappresenta una metafora per descrivere uno studente universitario steso a letto che dorme con accanto il libro aperto, sperando che prima o poi l’osmosi si decida a fare il suo sporco lavoro e a trasferire un po’ di conoscenza dal libro al suo cervello.
Quindi, cos’è che non può mancare nel lessico universitario?

 

“Che palle”

Come mi è capitato di leggere recentemente: «La pesantezza di un esame la puoi misurare in pagine da studiare, in crediti, in tempo che occorre per prepararlo, ma niente rende l’idea come contare il numero di “che palle” con cui condisci le frasi ogni volta che ti metti sui libri».
Assolutamente vero, le tre sillabe più inflazionate, l’intercalare più gettonato, la fonte di sfogo per quei momenti in cui vorresti buttare tutto tra le fiamme dell’inferno. Provate a contare i vostri, io nell’ultimo periodo penso di essere arrivata ad una media di 15 al giorno. Praticamente sono le uniche parole che dico.

 

“Se solo avessi avuto un giorno in più…”

Giorno in più che poi, nella realtà, non esiste, perché se davvero avessimo avuto un giorno in più, avremmo cominciato un giorno dopo o avremmo passato un giorno in più ad eseguire operazioni complesse e assolutamente necessarie tipo pulire la tastiera del computer. Questo fantomatico giorno in più servirebbe davvero solo se si materializzare a sorpresa alla mezzanotte del giorno prima dell’esame. E forse anche in quel caso reagiremmo pensando che allora è lecito prendersi qualche ora di cazzeggio, “tanto c’è tempo” (frase, guarda caso, quasi sempre seguita da “vabbè, a limite lo dò al prossimo appello”).

 

“Tanto questo non lo chiede”

Questo è proprio un errore da novellini, perché lo sanno tutti che pronunciare questa frase è il modo migliore per gufarsela e farsi chiedere proprio quell’argomento all’esame.

 

“Ora mi faccio un bel programmino di studio”

È stato scientificamente dimostrato che i programmi di studio somigliano a una fisarmonica: quanto più stringe il tempo, tanto più si compattano gli argomenti da studiare. Perché mentre all’inizio si fa sempre un programmino ottimistico, spalmando le cose da studiare in più e più giorni, alla fine, non si sa bene come, questi giorni hanno il brutto vizio di passare, lasciandoci con 40 capitoli da studiare in una settimana.
Io non me lo spiego ancora, e voi?

 

“Domani mattina sveglia presto”

Riporto, per dovere di cronaca, uno screenshot della mia personale schermata sveglie.


Devo aggiungere altro?
A parte che dopo ogni sessione d’esame io sento il bisogno di cambiare il suono della sveglia, perché dopo un numero (sempre più basso) di sveglie con una certa suoneria, si innesca in me una reazione pavloviana che mi fa venire voglia di appianare angoli con la fronte e poi di far tuffare il mio telefono dall’8° piano.

 

“Stavolta ho studiato come si deve, mi deve dare 30”

C’è da dire che il “come si deve” è un concetto molto relativo, per cui se la sera siamo leoni e ci bulliamo in questo modo, la mattina dell’esame finiamo per essere quello che fa rima con leoni, dicendo…

 

“Per questo esame accetto qualsiasi voto”

È la vera verità, il nostro unico pensiero, e poi magari alla fine prendiamo davvero 30 perché ce lo meritiamo, ma in quei momenti di panico mattutino se ci proponessero di firmare un 18 col sangue chiederanno subito un coltellino svizzero per fabbricare la nostra penna salvatrice.

 

“Non posso, devo studiare”

Questa frase corrisponde alla realtà solo nel 10% dei casi, perché tutto il resto del tempo che passiamo a casa perché abbiamo rinunciato ad uscire lo occupiamo pensando che non facciamo mai niente, che siamo dei monaci di clausura, che la vita è ingiusta, ma soprattutto che dovremmo studiare, quantomeno per dare un senso alla rinuncia di vita sociale che abbiamo fatto, ma più ci pensiamo, più posticipiamo il momento in cui ci siederemo e apriremo il libro.

 

“Ho sonno”

Ogni mattina, quando uno studente universitario si alza dal letto, non importa che sia un leone o una gazzella, quello che importa è che il suo primo pensiero sarà il momento in cui andrà a dormire la sera.

 

“Questo semestre studio dal primo giorno”

Che rientra tra le grandi bugie tipo “da lunedì dieta senza sgarrare”.
È commovente che ogni semestre ci si provi ancora, ma quando ci troveremo a dover scegliere tra studiare e un aperitivo con gli amici, un viaggio o anche una serata pizza e film non avremo dubbi, e finiremo per attraversare, come ogni semestre, tutte le fasi tipo dello studente universitario prima degli esami, fino ad arrivare alla disperazione e alla rassegnazione a qualche ora dall’esame.

 

“La vita fa schifo”

Chiudiamo come abbiamo aperto, con un immancabile, irrinunciabile commento per ogni giornata che Gesù manda in terra e che noi dobbiamo passare sui libri.
Perché la gente va a mare e io devo studiare? Perché la gente si diverte e io devo studiare? Perché la gente ha una vita e io devo studiare?
La vita fa schifo.

 

E poi, all’improvviso, tutto finisce.
Per parafrasare T. S. Eliot: “E' questo il modo in cui finisce il mondo Non già con uno schianto ma con una laurea”. E quando questo momento arriverà, ci sembrerà che tutto il tempo in cui abbiamo patito e che abbiamo odiato sia passato in un momento. Per fortuna ad attenderci ci saranno almeno la festa di laurea e il regalo di laurea. E dato che viviamo nell’epoca della tecnologia, perché non organizzare un regalo di laurea online tramite il servizio di colletta digitale offerto da Splitted?
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Autore
Catanese di nascita e di spirito, abita attualmente a Milano. Medico per vocazione, nel tempo libero si diverte a preparare dolci e a scattare foto, pubblicandole dopo su Instagram. Ha un'insana passione per le torte di mele, i cappelli, le tazze, il Natale e i viaggi. Ama leggere, andare alle mostre e guardare i film (anche se alla fine guarda sempre gli stessi). Punti fermi: la sua famiglia, i suoi amici e la voglia di sorridere sempre. Sogni nel cassetto: studiare a Parigi e aver un cane di nome Paul Anka.

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