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Le 5 fasi che ogni studente universitario attraversa prima di un esame
di Diana Pettinato il 26/10/2015
Le 5 fasi che ogni studente universitario attraversa prima di un esame

Ottobre sta finendo, l’autunno è arrivato, presto arriveranno anche Natale e l’Epifania, che (come ci hanno tristemente insegnato) tutte le feste porta via, e senza neanche accorgercene ci ritroveremo faccia a faccia con il periodo più odiato dell’anno da ogni studente universitario: la sessione invernale. Non che quella estiva sia questo Carnevale di Rio, ma personalmente trovo più confortante studiare senza che diventi notte alle 5 di pomeriggio, senza doversi infilare quattro maglioni per uscire a fare la spesa (massimo svago a cui si può aspirare in questi periodi) e con l’idea che dopo poco arriveranno le meritate vacanze.
Ma c’è una cosa che accomuna entrambi questi periodi: le 5 fasi che gli studenti universitari attraversano prima di un esame.

 

1. L'EUFORIA

È inutile nasconderlo: quando il gatto non c’è, i topi ballano e, allo stesso modo, quando gli esami sono lontani, gli studenti universitari si danno alla pazza gioia.
Via libera quindi ad aperitivi, uscite in cui si fa tardi, film alle 5 di pomeriggio e cazzeggio in generale (con gli esami lontani anche stare a fissare una crepa nel muro acquista un certo qual fascino).
La frase tipica di questa fase è “Tanto all’esame mancano ancora tre mesi!”.
E non si sa come questi tre mesi volano, non riusciamo più nemmeno a ricordarci come li abbiamo passati, e quando i tre mesi diventano due, uno e mezzo e poi uno, sentiamo una sorta di stretta allo stomaco che ci porta dritti dritti ad affrontare la seconda fase.

 

2. L'ACCETTAZIONE

Ok, è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche.
Prima lo accettiamo, meglio è.
Il tempo per grattarsi la pancia è ufficialmente finito e bisogna correre ai ripari, che tipicamente consistono in riassunti reperiti in qualche angolo oscuro dell’univeristà e in consigli riguardanti cosa valga la pena studiare oppure no.
La frase tipica di questa fase è “Adesso mi faccio un bel programmino”. Mettere per iscritto il numero di pagine che bisogna studiare ogni giorno per arrivare alla meta ci dà già una certa sensazione di benessere (anche se le pagine che prevediamo di studiare ogni giorno sono sempre circa 70-80… Una cosina da niente), e in fin dei conti pensiamo che abbiamo fatto bene ad oziare per i mesi precedenti, e che il tempo che adesso abbiamo sia quello sufficiente. Ripensiamo con un sorriso beffardo (ma forse anche un po’ amaro) ai buoni propositi di inizio anno (di ogni inizio anno): “studierò un po’ ogni giorno in modo da arrivare all’esame calmo e rilassato”.
Mettetevelo in testa, “calmo” e “rilassato” non sono parole che possono essere inserite nella stessa frase con “esame”… E arriva così la terza fase.

 

3. L'ANSIA

Siamo a due settimane dall’esame.
La frase tipica di questa fase è “Oh merda”. E quando ce vo’, ce vo’.
Ovviamente non siamo minimamente riusciti a rispettare il nostro programma (MA DAI!?) e cominciamo a ritoccarlo con un’opera di taglio e cucito che manco uno stilista di Project Runway a pochi minuti dalla sfida. E mentre lo facciamo sentiamo in testa una vocina fastidiosa che ripete “te l’avevo detto, te l’avevo detto!”… Dannata coscienza!
Questo fa crescere l’ansia e, proporzionalmente, il numero di cucchiai di Nutella ingurgitati per lenire la disperazione.
Ma aspetta… Siamo già arrivati alla quarta fase!

 

4. LA DISPERAZIONE

Manca una settimana all’esame, saremo sì e no ad un quarto del nostro programma, ma nonostante i pianti nervosi e le crisi isteriche noi siamo forti e non vogliano arrenderci… Non rinunceremo mai alla botta di culo dell’ultimo minuto che potrebbe salvarci e farci passare l’esame! Il prezzo da pagare sono solo notti insonni a trangugiare caffè cercando di imparare l’imparabile con trucchi mnemonici da terza media.
La frase tipica di questa fase è “AAAAAAAAAAAAAAAAHHHHH” (urlo del guerriero o forse urlo di disperazione).
E tra un caffè, una doccia mancata e capitoli barrati perché “fatti” (per modo di dire), arriviamo alla quinta ed ultima fase.

 

5. LA RASSEGNAZIONE

Manca un giorno all’esame, bisogna guardare in faccia la realtà.
Come la cicala che, senza una casa, trema per l’arrivo del gelido inverno, invidiando la formica al calduccio nella sua tana piena di provviste, così noi invidiamo quei bravi studenti modello che sono già al terzo giro di ripetizione e stanno pensando a quale camicia portafortuna indossare il giorno successivo.
Rassegarsi alla sorte a cui andremo incontro sì, ma arrendersi mai: parte così il RIPASSONE MEGAGALATTICO della notte prima dell’esame.
La frase tipica di questa fase è “Andrà come andrà, sarà quel che sarà, purchè tutto questo finisca!”.

E arriva la mattina dell’esame.
Come andrà, chi lo sa. C’è quando va bene, c’è quando va male, c’è quando va così così… Lo scopriremo tra tre mesi! E nel frattempo godiamoci gli aperitivi che inevitabilmente faremo, le uscite a cui non sapremo rinunciare e il sano cazzeggio pomeridiano, perché tanto siamo tutti studenti cicale, che cantano nel periodo pre-esame e bevono caffè le notti prima dell’esame. E in fin dei conti è anche bello così, soprattutto se si ha accanto qualcuno che condivide con noi gioie e dolori: il fidato compagno di studi!

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Autore
Catanese di nascita e di spirito, abita attualmente a Milano. Medico per vocazione, nel tempo libero si diverte a preparare dolci e a scattare foto, pubblicandole dopo su Instagram. Ha un'insana passione per le torte di mele, i cappelli, le tazze, il Natale e i viaggi. Ama leggere, andare alle mostre e guardare i film (anche se alla fine guarda sempre gli stessi). Punti fermi: la sua famiglia, i suoi amici e la voglia di sorridere sempre. Sogni nel cassetto: studiare a Parigi e aver un cane di nome Paul Anka.

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