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L’università è anche questo: 10 cose che solo i compagni di studio possono capire
di Diana Pettinato il 13/10/2015
L’università è anche questo: 10 cose che solo i compagni di studio possono capire


Vi siete mai chiesti come sarebbe stata la vostra vita senza il vostro migliore amico o senza il vostro compagno di banco del liceo?

Probabilmente sarebbe stato tutto diverso: magari non avreste conosciuto quella che ora è la vostra fidanzata o vostra moglie, o forse avreste scelto un altro lavoro o altri tipi di studi, ma quel che è certo è che voi in prima persona non sareste stati gli stessi.
(Fortunatamente) in vari periodi della vita ci capita di incontrare persone determinanti per il nostro destino, e una di queste è il famoso e famigerato compagno di studi dell’università, una persona senza la quale probabilmente nessuno si sarebbe mai laureato.
Insomma, se non esistessero i compagni di studio universitari saremmo ancora fermi al baratto e costruiremmo ancora le case con fango e legnetti.

Ma cosa significa veramente essere compagni di studio all’università?

1. Dimenticare il significato delle parole “vergogna” e “pudore”

Dopo le prime giornate di studio insieme, in cui cercherete ancora di darvi un tono facendo cose da evitare assolutamente sotto esame, come lavarsi, pettinarsi o cambiarsi d’abito, capirete che è tutto inutile, e che inevitabilmente finirete entrambi per dimenticare le buone norme del vivere civile.
Il vostro abbigliamento si baserà soprattutto su pantaloni della tuta, calzettoni e plaid indossati a mo’ di mantello, il vostro trucco saranno le occhiaie e il vostro parrucco assomiglierà ad un alveare che è stato investito da un tir.
Chi si guarda allo specchio viene squalificato ed espulso dall’università con disonore grandissimo.

2. Scoprire nuovi modi per sfamarsi/procacciarsi del cibo

Sarà proprio quello il momento che cementerà la vostra unione: quello in cui in casa ci sarete solo voi, il vostro compagno di studi e una scatoletta di tonno a cui si è staccata la linguetta (e ovviamente nessuno di voi avrà un apriscatole).
A quel punto scoprirete che con una penna, un flacone di detersivo e tanta colla vinilica si può non solo aprire una scatoletta chiusa e inapribile, ma anche cucinare un pranzo gustoso e nutriente.

3. Condividere pensieri intimi e racconti

Quando comincerete a pensare che forse voi e il vostro compagno di studi dovreste stare lontani per un po’, probabilmente sarà già troppo tardi.
Come fiumi in piena non potrete evitare di raccontarvi con dovizia di particolari come si sono conosciuti i vostri trisavoli e cosa ognuno di voi pensa del complesso problema dei calzini che spariscono in lavatrice.
Mi raccomando, se qualcuno riuscisse a risolverlo, che ce lo faccia sapere.

4. Elaborare trucchi mnemonici per migliorare l’apprendimento

Probabilmente tutto questo succederà alle 3 di notte della notte prima degli esami, ma altrimenti che piacere ci sarebbe?
Agli studenti di Medicina consiglio il sempre attuale “Mima l’organo” per studiare Anatomia e Fisiologia: sarà divertente interpretare un rene che filtra l’urina.

5. Parlare continuamente di caffè

La giornata di studio tipo inizia sempre con la frase “vuoi un caffè?” e finisce con la frase “vuoi un caffè”, anche se, in entrambi i casi, la frase può essere sostituita con l’idilliaco “andiamo al bar a prendere un caffè”.
Quando saprete come prende il caffè il vostro compagno di studi senza nemmeno chiederglielo, allora saprete che la vostra è un’amicizia vera.

6. Parlare continuamente di “cosa farò dopo l’esame”

In qualche modo si deve pur tirare avanti.
Sogniamo sempre che dopo l’esame dormiremo, viaggeremo, mangeremo, rideremo, berremo e usciremo, anche se la triste verità è che dopo un esame c’è sempre un altro esame.

7. Condividere l’impreparazione

Arriva sempre quel momento del giorno prima dell’esame in cui vi accorgerete di sapere malissimo un certo argomento… O di non averlo studiato del tutto.
Ma se siete dei veri compagni di studio, quindi dei compagni di disavventure, condividerete il peso dell’impreparazione, ma soprattutto condividerete i riti magici volti ad un unico e grande fine comune: “fa che non me lo chieda” (la frase più pronunciata da ogni studente universitario, che fa sempre sì che, appena seduto, il prof. decida di massacrarti proprio con quell’argomento).


8. Condividere le preghiere

Mica solo le vostre, ma quelle di mamme,zie, nonne e parroci del paese, che tanto le preghiere più sono meglio è.
Le industrie produttrici di rosari dovrebbero sempre citare nei ringraziamenti gli studenti universitari e le loro famiglie.

9. Sopportarsi nei momenti critici

A poche ore dall’esame cominceranno a sentirsi nell’aria invocazioni a vari santi del paradiso e manifestazioni del proprio desiderio di essere risucchiati dalla terra piuttosto che andare a fare l’esame.
È tutto normale (pat pat), ma è assolutamente necessario che almeno uno dei due mantenga la calma e la lucidità… O a fare l’esame non ci andrete veramente, condannando l’umanità ai sopracitati baratto e case con fango e legnetti.
Passatevi una mano sulla coscienza e fatevi coraggio.

10. Gioire insieme

Già, perché dopo le fatiche, le notti insonni, i momenti di panico e le crisi di pianto isterico, finalmente l’esame arriva e, proprio grazie al vostro compagno di studi, riuscite a superarlo.

E credetemi, per quanto studiare sia brutto e noioso, non c’è nulla al mondo che valga quell’abbraccio e quella gioia condivisa che proverete quando tutto sarà finito. Al punto che, a pochi esami dalla laurea, comincerete a pensare seriamente che tutto questo, in fondo, vi mancherà.

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Autore
Catanese di nascita e di spirito, abita attualmente a Milano. Medico per vocazione, nel tempo libero si diverte a preparare dolci e a scattare foto, pubblicandole dopo su Instagram. Ha un'insana passione per le torte di mele, i cappelli, le tazze, il Natale e i viaggi. Ama leggere, andare alle mostre e guardare i film (anche se alla fine guarda sempre gli stessi). Punti fermi: la sua famiglia, i suoi amici e la voglia di sorridere sempre. Sogni nel cassetto: studiare a Parigi e aver un cane di nome Paul Anka.

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