Splitted magazine
Se ripetere non serve a memorizzare, cosa serve davvero?
di Alessia Grimaldi il 07/06/2019
Se ripetere non serve a memorizzare, cosa serve davvero?

 

Durante la vita universitaria sono molti gli esami da preparare e, ahimè, alcuni più insidiosi di altri. Ognuno ha il proprio metodo di studio: chi ripete a voce alta, chi disegna schemi colorati, chi riassume l’intero libro a mano, chi legge silenziosamente con gli occhi infinite volte.

Fin dalla scuola elementare, con le prime poesie in rima, ci hanno insegnato a ricordare attraverso la ripetizione meccanica. Ripeti ripeti ripeti e la saggezza sarà tua!

Io, personalmente, ho cambiato metodo molte volte. Dopo averli sperimentati tutti, ho di volta in volta scelto quello che mi permetteva di ottenere il massimo col minimo sforzo (si, proprio così, sono un po’ pigra).

Spesso il metodo varia in funzione della materia studiata. È naturalmente impensabile trattare con gli stessi mezzi la matematica e il diritto privato.

 

 

Di certo ognuno ha la sua tecnica, fin qui siamo tutti d’accordo. Ma se per esempio ci dicessero che ripetere non serve ad apprendere, ci sentiremmo degli stupidi ad averlo fatto fino ad ora? Vorremmo maledirci per tutte le ore sprecate a parlare col muro di camera? Secondo lo studio del 2014 degli psicologi Henry Roediger e Mark McDaniel la ripetizione meccanica rallenta l’apprendimento. Crediamo di aver memorizzato, ma passato l’attimo l’informazione non resta sedimentata in mente.

Quante volte avete sentito la frase “ho la memoria di un pesce rosso!”? Scherzi a parte, tutti abbiamo memoria, soltanto che a volte usiamo il mezzo sbagliato per riempirla. Se usassi la similitudine dello scolapasta vi sembrerebbe più chiaro? Ecco, secondo questo studio ripetere all’infinito è come raccogliere acqua con un recipiente bucato. La ripetizione non ragionata è una strategia fallimentare.

Indubbiamente uno studio mnemonico è lento, dispendioso e poco stimolante. Sono già tre buoni motivi per abbandonarlo. Se dopo averlo fatto vi sentite privi di bussola, non temete: ecco qui sotto altri metodi per rivoluzionare la vostra disperazione sui libri.

 

 

Palazzo della memoria

Tecnica chiamata anche dei loci, molto amata dagli antichi greci e da Sherlock Holmes, consiste nel memorizzare le informazioni fissandole a un percorso noto (le stanze della propria casa per esempio). In pratica si sfrutta una visualizzazione di immagini per ricordare concetti astratti. Il successo di questa tecnica sta nell’aggirare lo studio, rendendolo divertente e personale. Come non ricordare la pace di Versailles se la apparecchi nel tuo salotto?

 

 

Mappe concettuali

Sono sintetiche, colorate, creative, personalizzate. Non devono essere eccessivamente scritte, per dar maggior spazio alla visualizzazione spaziale: singoli concetti isolati, collegati tra loro e rinforzati da immagini e disegni. Una volta conclusa la mappa permetterà di avere una visione globale dell’argomento, evidenziando le relazioni tra i concetti e favorendo uno studio più consapevole e ad ampio respiro.

 

 

Parole semplici

Citando Einstein: “non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna”. Quando ripeti prova a fingere di dover spiegare le stesse nozioni a un bambino (o a tua nonna appunto). Dovrai usare un linguaggio semplice e diretto, trascurare lunghi avverbi e non usare quattro parole dove ne bastano tre. Ecco i passaggi da seguire:

• leggere l’indice e i titoli dei capitoli per avere una prima rappresentazione di cosa si andrà a parlare.

• leggere un paragrafo per volta, attentamente.

• sottolineare solo i concetti chiave: tutto sottolineato vuol dire niente sottolineato.

• rielaborare con parole semplici: se sai spiegarlo a un bimbo, hai fatto tuo il concetto.

 

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Autore
Nata in campagna e trapiantata in città, è una fervente amante delle metropoli contemporanee di grattacieli e possibilità. Una (quasi) laurea in Lettere, Alessia ha mille passioni e ne scopre di nuove ogni giorno. Ama leggere romanzi americani scritti bene, mangiare pizza e scoprire nuove band. Mal sopporta la banalità e finisce semprele frasi degli altri. È l’amorevole mamma di Daisy, un bulldog francese testardo tutto graffi e coccole. Nel tempo libero gestisce, insieme a suo fratello, la pagina Instagram Shotz of Italia sulle bellezze naturali del nostro paese, nata per gioco, ora fonte di soddisfazioni. Le sue doti multitasking entrano spesso in conflitto con le ventiquattr’ore giornaliere.

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