Splitted magazine
Vita green da fuorisede? È possibile!
di Alessia Grimaldi il 05/07/2019
Vita green da fuorisede? È possibile!

 

Al contrario di quanto si potrebbe pensare i giovani sono molto attenti e partecipi alle problematiche legate al cambiamento climatico e all'inquinamento della Terra. Ne è stata prova evidente la loro massiccia partecipazione al #FridayForFuture la scorsa primavera.
I giovani, quindi, hanno a cuore la salute del Pianeta, luogo in cui dovranno ancora abitare per molti anni e che vogliono contribuire a migliorare per le generazioni future.

 

 

 

Tuttavia sembra complesso adottare uno stile di vita completamente green, specialmente se si è fuorisede come molti universitari in Italia. Spesso per vivere si fa affidamento sull'aiuto economico dei genitori, a volte si contribuisce con qualche lavoretto, ma di certo non si naviga nell'oro. Pertanto la parola d'ordine per un universitario è RISPARMIARE, cosi da potersi ogni tanto permettere anche qualche svago.
Risparmiare e vita green. Come possono andare d'accordo?

Possiamo partire dai piccoli accorgimenti quotidiani, ve ne avevo già suggeriti alcuni in questo articolo.

 

Acqua

L'acqua del rubinetto è (salvo rare eccezioni) potabile e buonissima per riempire le vostre borracce termiche. L'acqua imbottigliata, infatti, costa all'ambiente (in termini di produzione, trasporto e plastica da smaltire) e anche alle nostre tasche: è stimato un costo medio annuo pro capite di circa 200 euro. Non pochi, soprattutto se consideriamo le condizioni economiche di un ragazzo universitario, che deve far fronte a già molte spese.
Un risparmio piccolo sul momento, ma grande nel lungo periodo.

 

 

Bio

Se poi la vostra scelta di dirige verso più radicali cambiamenti come un'alimentazione biologica e a chilometro zero, potete affidarvi ai piccoli mercati di quartiere che offrono spesso prodotti di alta qualità a prezzi inferiori ai supermercati. (Mi raccomando, andateci con le vostre borse di tela, così da non dover chiedere borse di plastica!)
Nato a Torino, e ora presente in molte altre città, è L'alveare che dice Sì, una rete di agricoltori locali, che vende i propri prodotti sani e di qualità direttamente nelle mani del consumatore. Contatto con il produttore, cibo locale e biologico e nessun imballaggio di plastica intorno agli ortaggi. Insomma non è necessario vivere in campagna per poter mangiare prodotti sani e buoni. Il tutto senza impoverirsi.

 

 

 

Second hand

Il fast fashion non è l'unica soluzione se si vuole risparmiare sui capi d'abbigliamento. Il punto di raccordo tra vestiti eco-sostenibili e un costo contenuto sono i negozietti vintage o di seconda mano che propongono abiti ancora in ottimo stato, di produzione equosolidale eticamente rispettosa dell'ambiente e del lavoro altrui. Un esempio? HUMANA Vintage. Prima che un negozio è un'organizzazione umanitaria attivamente presente nel Sud del mondo con azioni solidali e progetti di sviluppo. Il ricavato delle vendite va a sostenere progetti di cooperazione in Africa. Gli abiti sono esteticamente belli e di buona fattura. Serve altro per convertirvi? A Milano è in via Cappellari 3.

 

 


Accorgimenti quotidiani

Quando si è fuorisede si vive solitamente insieme a dei coetanei, studenti anch'essi. Anche se inizialmente può sembrare difficile è una bella cosa coinvolgere i coinquilini nelle nostre scelte green. Non tutti infatti sanno fare correttamente la raccolta differenziata (vuoi per disinteresse, scarsa abitudine o perché alcune disposizioni cambiano da città a città). È nostro dovere coinvolgerli e sensibilizzarli sul perché di un cambiamento di abitudini. Imparare a differenziare gli imballaggi, evitare gli sprechi di cibo, limitare il consumo di plastica, scegliendo per esempio, per la conservazione di cibi, contenitori ermetici durevoli piuttosto che la pellicola protettiva.

 


Evitare gli sprechi

La cosa forse piu difficile per un universitario fuorisede alle prime armi è fare la spesa. Ci vuole tempo ed esperienza per imparare a calibrare la quantità di cibo giusta che siamo in grado di consumare interamente prima del suo deterioramento. E scegliere anche gli alimenti migliori, in maggioranza sani e convenienti.
È frequente che un universitario si ritrovi con il frigo vuoto in una serata di sessione d'esami disperata. La commistione di stanchezza da studio, scarsa voglia di cucinare e neanche un paio di ingredienti abbinabili fa spesso ricadere la scelta su ordinazioni di food delivery o una tristissima pasta al tonno.

 


Una soluzione salva cena eticamente responsabile può essere The Good To Go, un'App che mette in vendita a prezzi scontati il cibo invenduto di vari esercizi commerciali in chiusura, che altrimenti andrebbe buttato. Quello che riceverete sarà una fantastica Magic Box dal contenuto a sorpresa ancora buono e fresco.
Ogni anno un terzo del cibo prodotto viene buttato. Questa è un'azione concreta contro lo spreco alimentare.

 


Abbiamo quindi visto che una vita green ed ecosolidale è possibile anche per i fuorisede. Tutti i "ma" sono scuse.

 

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Autore
Nata in campagna e trapiantata in città, è una fervente amante delle metropoli contemporanee di grattacieli e possibilità. Una (quasi) laurea in Lettere, Alessia ha mille passioni e ne scopre di nuove ogni giorno. Ama leggere romanzi americani scritti bene, mangiare pizza e scoprire nuove band. Mal sopporta la banalità e finisce semprele frasi degli altri. È l’amorevole mamma di Daisy, un bulldog francese testardo tutto graffi e coccole. Nel tempo libero gestisce, insieme a suo fratello, la pagina Instagram Shotz of Italia sulle bellezze naturali del nostro paese, nata per gioco, ora fonte di soddisfazioni. Le sue doti multitasking entrano spesso in conflitto con le ventiquattr’ore giornaliere.

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