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Un'allegria che rende Napoli Imparagonabile:
di Luigi Mattiello il 06/12/2016
Un'allegria che rende Napoli Imparagonabile:

 

Esiste una ricetta in cucina, qualcosa che sfiora l’assurdo, solo poche persone conoscono gli ingredienti: tutte figlie della stessa terra, dello stesso mare, tutte figlie dello stesso cuoco. Voglio che ne scopriate i segreti.

Aprite un cassetto e tirate fuori della farina trafilata al bronzo, poca, quanto basta; aggiungete dell’acqua di mare, presa direttamente da Marechiaro, un pizzico di caffè nero appena tostato, una spruzzata di “ ‘O sole mio” e per finire, un cucchiaio, uno solo, di lava del Vesuvio. Mescolate con cura e infine condite con un filo di sole caldo e splendente. Tirate fuori dal forno, rigorosamente a legna e impiattate la stravagante, unica “Napoli”.

Nella mano destra stringi una “Pizza a Portafoglio, così la chiamano nelle vie di Napoli, in quella sinistra una Sfogliatella, mentre la vostra adorata compagna, che tiene in maniera particolare alla linea, vi ha gentilmente prestato le sue uniche mani, nelle quali stringe un “Babà” ed un caffè appena fatto.

 

Napoli di Giorno

 

Gli occhi vengono rapiti d’improvviso dal mare, che dal centro di Piazza del Plebiscito, dista solo qualche centinaia di metri. La salsedine solletica insistentemente le narici, ma una leggenda narra che tenendo gli occhi chiusi e camminando verso gli enormi cavalli posti sul lato opposto della piazza, è impossibile riuscire a passare nel mezzo.
Non aver timore, centinaia di persone come zombie vivi e vegeti, vagheranno alla cieca nella piazza, provando a smentire una leggenda che vive ormai da secoli. Molti gireranno per ore, altri si urteranno rimediando un bernoccolo in piena fronte.

Ora hai oltrepassato la piazza, stai scendendo verso via Partenope, Castel dell’Ovo dista poche centinaia di metri. È posto nel mare: illuminato, d’oro, enorme, maestoso.

Gli occhi vengono rapiti dagli abitanti del posto. Due uomini suonano un mandolino ai clienti delle pizzerie, qualcun altro balla una tarantella, molti passeggiano estasiati dalla visione del mare e del Vesuvio, che sembra cullarsi sulle onde appena increspate. Hai l’intero Golfo di Napoli davanti agli occhi, e in lontananza non puoi che notare le luci di Mergellina.
Se hai intenzione di raggiungere la Certosa di San Martino per visitarne i musei e per godere del panorama da pelle d’oca che scorgerai da quell’altura, ti consiglio di usare i mezzi pubblici.
Non metterti in auto se non sei una persona paziente; il traffico a Napoli è costante, imprevedibile, bizzarro.
La luna splende, il mare sembra una tavola da San Martino, l’odore delle pasticcerie sottostanti è forte ed il colore della notte scende ad avvolgere le centinaia di coppie, le centinaia di bocche, che con amore, tendono ad unirsi, cullate dalla musica di un violino che suona il lontananza.

 

Magellina

 

La notte Napoli sembra addormentarsi, ma di un sonno leggero, un sonno appena accennato. I vicoli di San Pasquale, Dei Tribunali, Piazza del Gesù o la piccola Piazza Bellini, traboccano di cuori, di voci, di bicchieri, di sguardi tutti diversi, ma tutti intenti a raccontare l’episodio che ha caratterizzato loro la giornata, l’episodio che ha stravolto loro la vita.

Perché a Napoli c’è sempre qualcosa di buffo da ammirare, c’è sempre qualcosa di bizzarro da raccontare; d'altronde Pino Daniele, in una delle sue canzoni più famose, cantava più o meno così: “Napule è mille culure, Napule è mille paure”. E Napoli è cristallina come l’acqua a Marechiaro, Napoli è gialla, bianca, nera come i volti delle persone che l’abitano.

Napoli è rossa, come i pomodori adagiati su una pizza, blu come il cielo terso che la culla dall’alto. È scura quando attraversi i cunicoli della “Napoli Sotterranea”, bianca come la luce del sole che la bacia tutto l’anno.
L’unica paura che avrai andandotene, sarà forse, la sola a cui Pino Daniele faceva riferimento: la paura di non poterla più rivedere, vivere, sentire.

La tua nave sta salpando, il tuo treno partendo o la il tuo aereo decollando, i ricordi si accavallano, gli odori si mescolano e i tuoi occhi sono ancora gonfi di gioia, amore, felicità, allegria; un’allegria che vi è rimasta dentro, che ora appartiene anche a voi, ma che appartiene da sempre a quella terra, a quelle mura, a quella gente.

Un’allegria che rende Napoli imparagonabile; un’allegria che appartiene a Napoli da sempre e che potremmo definire: “ Napolegria”.

 

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Autore
Casertano di nascita, Londinese d’adozione. Così ama definirsi. Coltiva da ragazzino la passione per la letteratura; esordisce nel 2013 con il titolo “ Inciso su un granello di sabbia”, a cui poi seguirà “E poi smisi di morire”, edito nel 2016. Lui non è uno scrittore bensì, uno a cui piace scrivere. Questo è ciò che racconta! Adora il mare, la pioggia, il latte e si divide tra lavoro, studi e viaggi. Ha un gatto di nome “Micio” ed una gatta di nome “Micia”, ma non gli manca di certo la fantasia. Attualmente lavora al suo terzo romanzo e cura una pagina Facebook, che prende il nome dal suo secondo romanzo.

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